ANNALISA
CAPITOLO 3
L’appuntamento improvvisato andò benissimo. Dopo aver finito le nostre cioccolate, io e Annalisa cominciammo a parlare di qualsiasi cosa ci venisse in mente. Non dei soliti argomenti tipo: dove abiti, che lavoro fai, di che segno sei… assolutamente no. Iniziò il discorso mentre aprii lo zaino per sistemare l’ombrello. Casualmente uscì il libro che mi portavo sempre dietro da leggere da qualche tempo, per passare i momenti morti mentre viaggio in pullman.
“Ma tu stai leggendo R. E. Howard”, disse con tono sorpreso.
“Questo?”, presi il tomo per poi mostrarglielo. “Sì, beh, sono un appassionato di libri. L’ho preso da poco.”
Annalisa prese il libro e lo studiò attentamente. Accarezzò la copertina rigida e annusò letteralmente il profumo della carta stampata, cosa che pochissimi fanno.
“Anche tu leggi?” Le domandai timidamente, quasi come se le avessi chiesto il codice della carta di credito.
“Moltissimo. Non ho un genere preferito. Leggo un po’ di tutto, eccetto le stupidate che scrivono oggigiorno.”
“Ma tu guarda la fortuna che hai.” Disse la mia coscienza. “Ti sei trovato un’intellettuale figa. Non è da poco.”
“Vedi di non ricominciare con le tue scemenze.”
“Non sono scemenze. E’ raro trovare persone così…”
Da quel momento in poi discutemmo di letteratura, musica, film, scienza e chi più ne ha più ne metta. Passarono quasi due ore senza che me ne accorgessi.
La ragazza dietro al bancone si faceva i fatti suoi con il suo smartphone e ogni tanto serviva caffè a qualche cliente che andava e veniva dal locale.
Poi il telefono di Annalisa squillò, interrompendo quell’atmosfera gradevole che si era creata intorno a noi due.
“…va bene, ti aspetto qui. A tra poco”. Mise giù e ritirò il cellulare nella sua borsa. “Stanno venendo a prendermi. E’ ora di andare.”
Si alzò per andare a pagare ma istintivamente la bloccai per un braccio, delicatamente.
“Lascia stare, ci penso io a pagare”, le dissi sorridendo.
“Che galanteria. Te lo ha detto la tua coscienza?”
“A dire il vero no. E’ un’idea mia.”
Mi alzai e andai a pagare il conto.
“Non ci saranno doppi fini per questa azione da cavaliere, vero?”
“Solo quello di aprirti la porta e lasciarti andare dove vorrai. Niente di più.”
“Cosa?” Urlò la voce nella mia testa. “Era drogata quella cioccolata? Ma che ti salta in testa? La lasci andare così, senza neanche chiederle il numero di telefono o l’amicizia su Facebook? Tu sei pazzo!”
“E piantala, sono stanco di sentirti. Adesso ti porto a casa e ti metto davanti alla playstation, così la pianti di assillarmi.”
“Dunque.” cominciò lei. “Fammi capire bene. Parli con la tua coscienza, sei un cavaliere e non hai doppi fini. Da quale pianeta vieni tu?” Un sorriso divertito apparve sul suo viso.
“Dal pianeta degli idioti”, commentò la mia coscienza.
“Nessuno strano pianeta. Il mio era un modo per ringraziarti per la piacevole compagnia che mi hai regalato, tutto qui.”
Come promesso le aprii la porta, salutai la barista e recuperai l’ombrello, dato che non voleva smettere di piovere.
Davanti a noi si fermò in quel momento un’auto scura, il suo accompagnatore era arrivato.
“Beh, spero di rivederti. Buona serata , Annalisa.”
“lo spero tanto anch’io”.
Senza che me ne rendessi conto, un leggero bacio si posò sulla mia guancia.
“Arrivederci, Roberto.”