Mitologia

Mitologia: la conoscenza degli antichi (Tredicesima puntata)

Mitologia sumera

Come promesso nella scorsa puntata, oggi la nostra auto leggendaria ci porta in quel periodo della civiltà sumera dove anche le divinità lavoravano…finché un giorno…

INUMA ILI AWILUM

QUANDO GLI DEI, COME GLI UOMINI, SOPPORTAVANO IL LAVORO E LA DURA FATICA…

Prima parte

Secondo gli antichi sumeri la terra, prima ancora di essere abitata dagli uomini, era esclusivamente dominata dagli dèi, i quali si erano spartiti le zone più importanti, proprio come fecero le divinità greche.

Ad Anu andò la volta celeste, a Enlil spettò invece la terra, mentre a Ea, chiamato anche Enki, andarono le regioni abissali dell’Abzu (le acque sotterranee primordiali).

Mentre il primo trascorreva la maggior parte del suo tempo nell’alto dei cieli, comparendo solo durante l’assemblea degli dèi, Enlil regnava dal suo grande tempio situato nella città di Nippur. L’astuto signore delle acque, invece, dopo aver impiegato molto tempo ed enormi sforzi in lavori di bonifica, s’impegnò in gravosi scavi minerari con lo scopo di ottenere metalli preziosi.

La tavoletta Inuma Ili Awilum si riferisce proprio a questo periodo, il quale inizia dicendo “Quando gli dèi sopportavano il lavoro e la dura fatica” poiché le divinità, non avendo altri a cui far compiere le faticose operazioni di estrazione mineraria, erano costrette a svolgerle per proprio conto, sopportando immani sforzi e vivendo in mezzo alle tenebre e alla polvere.

Enki era al loro fianco e comprendeva bene i loro lamenti. Avrebbe voluto fare qualcosa per aiutarli, così non tentò di fermarli quando questi si rivoltarono, bruciando i loro utensili da lavoro e marciando fino al palazzo di Enlil, il quale viveva sereno e pacifico lontano dall’oscuro Abzu e dalle sue fatiche, rivendicando un po’ di giustizia e circondando con fare minaccioso l’intero edificio.

Il re degli dèi non si aspettava una tale insurrezione armata contro la sua residenza, perciò convocò un’assemblea straordinaria, con lo scopo di farsi suggerire una linea d’azione che non rendesse scontenti i suoi sudditi. Enki allora, astuto e previdente, aveva già pensato ad una soluzione: creare un lulu, cioè una creatura ibrida e farla diventare un amelu, cioè un lavoratore, in modo tale che su di lui ricadesse la fatica degli scavi e gli dèi potessero riposarsi. La proposta venne accolta con sommo piacere dalle divinità, le quali non ne potevano più di trascorrere le loro giornate a lavorare nelle tenebre soffocanti dell’Abzu.

Immagine presa dal web

Chiamarono allora Ninti, la dea della nascita, chiamata così rispetto al suo vero nome, Ninhursag, proprio per il tipo di ruolo svolto in quel momento e le chiesero di collaborare con suo fratello Enki alla creazione di questo nuovo lavoratore. La dea viene chiamata anche Mami o Ninmah, nomi che rendono palese il suo ruolo materno.

I due presero un po’ d’argilla e modellarono una forma umana, dopodiché domandarono il sangue di un dio, il quale doveva sacrificarsi affinché la sua essenza vitale irrorasse la nuova creatura. Nessuno di loro però voleva essere completamente dissanguato per degli schiavi, perciò Enlil ordinò che tale infausto destino toccasse a Kingu, dal momento che era colpevole di essersi ribellato a Tiamat, sua sposa, contro gli altri dèi (se non vi ricordate l’episodio, vi invito a rileggere la seconda puntata di questa rubrica).

Così, dalla terra e dal sangue di Kingu, nacque il primo uomo, il cui nome era Adapa. Gli altri suoi simili, i lulu amelu, i lavoratori ibridi, vennero portati nelle profondità dell’Abzu, dove lavorarono al posto degli dèi Anunna.

Ben presto, però, anche coloro che vivevano in superficie, nelle terre governate da Enlil, vollero beneficiare dei servigi di questi nuovi amelu, perciò il signore dei venti si equipaggiò di una potente arma, chiamata Alani, l’ascia che genera forza, e scese fin nelle profondità delle terre di Enki, distruggendone a suon di colpi le pareti rocciose, chiedendo che gli venissero dati “quelli dalla testa nera”, nome con il quale i sumeri chiamavano il loro popolo.

A quel punto Enki non poté rifiutare tale richiesta, oltretutto minacciosa, del suo sovrano, perciò gli uomini vennero portati nella Mezzaluna Fertile e sistemati nel giardino degli dèi, chiamato Edin, ovvero la Casa dei Giusti, affinché avessero cura delle piante e degli animali di quel posto. Come avrete notato, pare che la Genesi abbia ricalcato il testo sumerico , nel momento in cui pone Adamo ed Eva, i primi uomini, all’interno di un paradiso terrestre chiamato Eden.

Immagine presa dal web

Sappiamo che nel racconto biblico, Eva venne invitata dal serpente a cogliere il frutto proibito della conoscenza e per tale motivo lei e il suo consorte vennero scacciati dall’Eden e condannati a provvedere da soli a loro stessi e alla futura discendenza.

Il serpente, animale anticamente connesso alla conoscenza e alla medicina, è uno dei simboli del saggio e scaltro Enki, perciò potrebbe essere stato proprio lui a spingere le sue creature a infrangere i divieti imposti dal severo fratelli Enlil, in una rivalità che i due porteranno avanti per moltissimo tempo.

Se per ipotesi consideriamo queste creature come ibridi, possiamo immaginarle incapaci di riprodursi da sole e forse non è un caso se il frutto proibito provenisse dall’albero della conoscenza.

Il testo biblico ci racconta poi come si comportano Adamo ed Eva nel momento in cui mangiano il frutto e di come raggiungano la conoscenza di sé (la propria nudità). Stando a questo ragionamento, potrebbe essere plausibile pensare che Enki, il creatore dei primi uomini, avesse insegnato loro a riprodursi per proprio conto, contravvenendo agli ordini del fratello rivale.

Ne conseguì che “quelli dalla testa nera” iniziarono a sussistere per proprio conto, creando i primi centri rurali e infastidendo Enlil con la loro rumorosa esistenza.

Nell prossima puntata vedremo la conclusione di questo racconto. Mi raccomando, continuate a seguirci e se avete domande o commenti da fare, scriveteli qui sotto. Alla prossima!

A cura di ©Roberto Marchesi

(Tutte le informazioni utilizzate per la stesura di questo articolo sono state estrapolate dalla raccolta di miti e leggende, scritta da Mila Fois).

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